La Tecres che collabora con la Massaroni Costruzioni per le fasi tecniche sempre in prima linea come aziende scelte per i grandi lavori…
Roma, a Ponte Milvio è allarme nuovi crolli. Traffico impazzito nella zona nord.
Con il fantasma dell’abbattimento a carico delle famiglie sfollate, adesso tutto il quartiere chiede compatto che il Comune intervenga a suo carico e in fretta “perché ci ricordiamo i danni all’economia causati dalla piccola frana in via Cassia, un anno fa: il tratto vicino via Pareto restò chiuso per mesi”.
Orfani degli autobus, in molti hanno macinato chilometri a piedi. “Così la situazione è insostenibile – esclama Annalisa Martone, un insegnante alla materna di via Malvano, 47 anni – il 446 non s’e visto e ho fatto tre chilometri a piedi per venire a lavorare. Se non aprono via orti della Farnesina al doppio senso, sarà la fine”.
Intanto Ponte Milvio attende col fiato sospeso il crollo del palazzo di via della Farnesina 5. Domenica, alle 17.35, dei nuovi scricchiolii hanno indotto i vigili del fuoco ad estendere di 20 metri la zona rossa e a richiamare temporaneamente all’esterno i residenti delle tre palazzine vicine. La procura intanto indaga per crollo colposo.
Stamani il consulente tecnico nominato dal pm, Carlo La Speranza, effettuerà il primo sopralluogo per cercare di individuare le cause che hanno portato al cedimento dell’ala posteriore della palazzina. Potrebbero essere rintracciate le prime responsabilità. “Non sono indagato”, fa sapere Riccardo Chiarinelli, l’amministratore del condominio collassato. Nel frattempo però è stato informato del fatto che le spese di demolizione dovranno essere sostenute dai sui assistiti. Sarebbe una beffa, per le nove famiglie che hanno perso tutto. Così i residenti delle quattro palazzine evacuate (ai civici 7E,7C, 3 e 5 ovviamente) e delle tre ritenute agibili (7A, B, D) domenica mattina si sono riuniti in assemblea nella sala della parrocchia Gran Madre di Dio e hanno deciso di costituire un comitato. Obiettivo comune, ottenere “l’immediata demolizione del palazzo pericolante a spese del Comune – afferma uno dei portavoce, Riccardo Giovannini, 53 anni, docente di Economia aziendale ambientale a Roma Tre – non è possibile chi è rimasto senza casa debba subire quest’umiliazione. Il crollo è avvenuto per cause esterne”.
Nel mirino c’è l’Acea. “Martedì scorso – racconta Francesco Barbesino – alle 20 è andata via l’acqua per un guasto a Corso Francia. Il giorno dopo, alle 14, quando è tornata, nell’appartamento al secondo piano della palazzina 7E è saltata la valvola di sicurezza della caldaia, segno che c’è stato un forte sbalzo di pressione dell’acqua, che può aver agito anche sulle fondamenta”.
Quello che è certo, racconta l’ex assessore ai Lavori pubblici del municipio XV, “è che 12 metri sotto quei palazzi scorre un fiume d’acqua naturale, che parte dal parco Atleti azzurri d’Italia e arriva fino a ponte Milvio”. Passa di li anche il nuovo collettore alto della Farnesina: costato 19milioni di euro è stato inaugurato a maggio del 2009 e collega l’Olimpico a via Flaminia vecchia. “La porzione sotto piazzale di Ponte Milvio, non è ancora stata realizzata – ricorda l’ex minisindaco dem, Daniele Torquati – ecco perché la zona si allaga sempre”.
La ragione del crollo sarebbe forse adducibile “alle acque bianche”, anche per Massimo Cilifrese, l’ingegnere nominato dai condomini del civico 5 che indagherà sulle cause insieme alla sua squadra composta da sei professionisti tra architetti e ingegneri strutturali e un geologo, forse Roberto Salucci, che già ieri ha osservato da lontano lo scenario. “Se le spese di demolizione saranno a carico nostro affideremo l’intervento alla ditta Tecres, che è già intervenuta al Flaminio – fa sapere Cilifrese, che ha lavorato anche lui al crollo del palazzo di lungotevere Flaminio 70 – venerdì sera però alle 18 abbiamo posato una pallina sul pavimento del piano terra, è schizzata via. Ci sono delle criticità che vanno appurate”. Sarebbe “in torsione” anche la palazzina dietro.
Intanto la Procura procede per “disastro colposo a carico di ignoti”. Il crollo, stando alla prima informativa giunta a piazzale Clodio, sarebbe dovuto a una falla nel terreno sottostante per infiltrazioni d’acqua e non a problemi strutturali dell’edificio. La Procura ha provveduto a nominare due consulenti tecnici che hanno lavorato anche sul crollo dello stabile di Lungotevere Flaminio, avvenuto lo scorso gennaio. Si tratta degli ingegneri Lucrezia Le Rose e Claudio De Angelis
Uno scenario complesso. Ogni condominio ha nominato un proprio avvocato “e un proprio portavoce, per interfacciarci in maniera più agile sia tra di noi che con le istituzioni”, spiega Luca Bonanni, residente della palazzina 7A. Nello stesso stabile abita anche Milena Zacchei, che però come tanti altri, dalla notte del crollo non è più rientrata in casa. “Anche il palazzo che è crollato era stato ritenuto sicuro – dice mentre i vigili del fuoco allargano la zona rossa in seguito agli ultimi scricchiolii dello stabile venuto giù per metà – proprio adesso (alle 17.40, ndr) i pompieri precauzione ci hanno detto si restare fuori e aspettare. Io sono sola con due figlie di 8 e 12 anni, non posso stare in casa con l’angoscia addosso. Ho preferito tornare a dormire da mia zia, a ponte Milvio. Viviamo da accampati, ma qui non si può più stare”.
Gli sfollati che hanno usufruito dell’assistenza alloggiativa fornita dal Comune “sono 38 – spiega la direttrice della Protezione civile di Roma capitale, Cristina D’Angelo – i 14 nuclei familiari sono stati sistemati nei residence Sacconi e Aurelia”. “La macchina dell’emergenza ha funzionato – osserva il vicesindaco, Daniele Frongia, che domenica alle 17 è tornato di persona a ponte Milvio, proprio mentre lo scheletro del palazzo al civico 5 ha ricominciato a muoversi – lunedì, su ordine del magistrato, i condomini saranno ascoltati dal primo dirigente di polizia del vicino commissariato per le sommarie informazioni – assicura – per quanto riguarda l’abbattimento, invece, occorre attendere gli sviluppi giudiziari”. Sempre sul posto il minisindaco M5s, Stefano Simonelli e il vicepresidente del parlamentino di via Flaminia, Alessia Vivaldi. I residenti dei sei stabili coinvolti ringraziano. Guardano però anche ai problemi futuri.
“Nomineremo un geologo comune – chiarisce Valentina, una istruttrice di fitness, residente al 7B che non è stata evacuata, ma è fuori casa per paura da due giorni – a livello legale ogni palazzo agirà per conto proprio, ma tutti abbiamo l’esigenza
di capire in che condizioni è il sottosuolo”. Il parroco della chiesa Gran Madre di Dio, durante l’omelia di domenica ha fatto appello alla sensibilità dei fedeli: “Non bisogna abbandonare chi in questo momento ha perso tutto – ha detto don Luigi Storto – bisogna stargli accanto soprattutto dal punto di vista umano e psicologico. Anche le istituzioni devono fare la loro parte, non spetta certo ai cittadini pagare le spese di demolizione”.
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